LA FAMIGLIA

Walter Novellino è innamorato della sua famiglia. E’ il suo rifugio impermeabile a tutto. Si nutre del sorriso di sua moglie Graziella, delle sue figlie Michela e Valentina: «Quando torno a casa riesco a staccare, a ricaricare le batterie. Osservo la mia famiglia e si sviluppa in me energia positiva».

Un suono potente e dolce che per lui è semplicemente una ragione di vita. Lo percepisce nitidamente anche negli istanti convulsi di una partita, nell’attimo furente di un gol. Walter Novellino assomiglia tanto ad un alieno in questo calcio plasmato di compromessi e ipocrisie, permeato di un dilagante materialismo. «Credo in Dio e a lui mi affido perché mi aiuti e mi sostenga in ogni istante della mia giornata. Credo nella fede, in quella religione che si chiama vita. Mi considero un privilegiato».

Walter sceglie le parole giuste: «Perché ogni uomo quando il successo lo ubriaca come quando si sente cadere il mondo addosso, è comunque solo. Per questo mi sento fortunato nel credere che lassù si decida tutto e ci sia qualcuno che ci ami e ci guidi sempre. Sono molto devoto a Padre Pio e a Santa Rita da Cascia. Alla sera, prima di dormire, dico sempre una preghiera e lo fanno anche le mie figlie. Una Ave Maria per dire grazie. Dopo riesco a dormire meglio».

Pulsazioni di felicità, battiti di angoscia, tutto condensato in quel suono che sa riportarti in quota di sopravvivenza: «Sono insegnamenti che mi hanno trasmesso i miei genitori. Persone semplici che hanno avuto il grande merito di trasmettermi valori importanti». Sensazioni che regalano una grande serenità, quella che si percepisce nella casa a pochi chilometri da Perugia. «La famiglia è il mio punto cardinale più importante. Quando vado a casa, entro in un porto sicuro e getto l’àncora. La mia famiglia mi trasmette una grande forza. Sono tutti coinvolti, anche mia suocera e mia mamma. Mia moglie, poi, spesso viene allo stadio ed è molto critica…».

Un grande amore nato quando Novellino nella stagione 1975-76 fu acquistato dal Perugia: «L’ho conosciuta la prima volta che ho messo piede nella città umbra. In mattinata ci fu la presentazione nella sede della società, poi Aldo Agroppi mi invitò a mangiare a casa sua. Di fronte al suo portone, abitava una ragazza di nome Graziella che aveva sedici anni. Ci incontrammo per caso dopo il pranzo. Due parole e via. Dopo qualche settimana trovai un appartamento sotto quello di Agroppi. In un paio di anni la convinsi a dirmi sì. E’ tutto per me».